Notte di distruzione
Solo verso le due del mattino, dopo aver frugato in tutti i cassetti, in tutte le scatole, e aver buttato sul letto ogni lettera che trovava, e averne scorso qualcuna, ritrovando in questa o quella frase un momento del suo passato, un uomo antico, Ferruccio, di quando aveva sedici anni, o molto, anche troppo recente, come Sergio che aveva continuato a frequentare anche mentre cercava il nuovo appartamento da sposa; solo a quell’ora, si rese conto dell’enormità del problema.
Il letto era tutto coperto da uno spesso strato di lettere, ostinatamente conservate dall’adolescenza per quasi diciotto anni, attraverso tutti i traslochi, prima, di suo padre ispettore, e poi di lei divenuta hostess, così in qualche lettera c’erano le raffinate scurrilità di David, poeta e teddy boy londinese, o le morbose fantasie orientali di Rahy, studente in fisica nato a Calcutta e residente a Parigi, e perché avesse avuto la mostruosa costanza di conservarle lei non sapeva, ma adesso, a trentaquattro anni, non poteva portarsele in casa dello sposo, doveva distruggerle. Ma come?
Bruciarle, ma dove? Nelle riviste d’arredamento c’è sempre una sala col caminetto ma in quel marziano, cementizio quartiere vicino all’aeroporto nessun architetto vi aveva pensato.
A bruciarle sul gas, un poco per volta, sarebbe morta asfissiata e aveva paura di mandare a fuoco la casa.
Guardò l’ora: le due e un quarto, esausta e rassegnata sedette sul letto, sulla coltre di parole amorose e sensuali, e cominciò a stracciare una per una, minutamente, le lettere: avrebbe visto sorgere il sole.
